Cani specializzati per individuare i positivi a Covid-19 anche in Italia

I nostri amici a quattro zampe, con il loro fiuto straordinario, sono già utilizzati in test preliminari in Finlandia e in Germania. Uno studio condotto dall'università di Beirut: meglio anche dei tamponi

Cane anti Covid

Cane anti Covid

globalist 24 novembre 2020
All'aeroporto di Helsinki, in Finlandia, vengono utilizzati i cani per individuare l'eventuale positività delle persone al Coronavirus. Il progetto è portato avanti in via sperimentale dall'università della capitale finlandese. Il test dura meno di un minuto e non richiede prelievi di saliva tramite tampone. Ai cani viene fatto annusare un campione di sudore e, in caso di esito positivo, il passeggero viene portato in un'altra area dello scalo per essere sottoposto a tampone gratuitamente, per confermare o meno l'indicazione del cane.

Il progetto dell'ateneo finlandese ha coinvolto, al momento, 16 cani, quattro dei quali hanno iniziato a lavorare sul campo presso l'aeroporto di Helsinki. Non è ancora chiaro quali componenti legate al Coronavirus vengano individuate tramite l'olfatto dei cani. Scoprirlo rappresenterebbe una svolta significativa perché potrebbe essere avviato un addestramento su larga scala.

Secondo uno studio di Nature, i cani avrebbero “un’affidabilità del 95 per cento, superiore ai tamponi molecolari”. I tempi per avere anche nel nostro Paese un’unità ben addestrata di questi animali potrebbero essere tutto sommato molto brevi, anche se non ci sono certezze. Il progetto è in mano all’Onlus MDDI (Medical Detection Dogs Italy). “Ad Hannover – ha detto il direttore tecnico Aldo La Spina – hanno addestrato cani in 5-6 settimane e non è detto che anche noi non possiamo avere i cani pronti nel giro di un mese”.

"Non pensiamo assolutamente che i nostri amici a quattro zampe possano sostituire le metodologie di screening attuali – precisa Holger Volk dell’Università di medicina veterinaria di Hannover in Germania durante il workshop online International K9 Team, dedicato proprio ai cani e alla loro capacità di fiutare Covid-19 – ma il loro ruolo potrebbe essere significativo in luoghi trafficati che necessitano indagini rapide e massive, come gli aeroporti, gli stadi o i grandi eventi”. Il team di Volk è impegnato in uno studio che ha proprio lo scopo di addestrare i cani a riconoscere Covid-19. In particolare, i ricercatori hanno addestrato il fiuto di otto cani con campioni prelevati da bocca e trachea di sette persone ricoverate in ospedale per Covid-19 e sette persone sane. Secondo i risultati del lavoro, i cani hanno identificato l’83 per cento dei casi positivi e il 96 per cento di quelli negativi. Come Fido riesca in questa impresa è presto detto. “I nasi dei cani – spiega Volk – hanno 300 milioni di recettori degli odori, contro i 5-6 milioni di cui dispongono gli esseri umani”.

Non a caso questi animali sono già presenti in aeroporto: il loro fiuto viene utilizzato per rilevare armi da fuoco, esplosivi e sostanze stupefacenti.
Uno studio non ancora pubblicato condotto dagli esperti dell’Università Saint Joseph di Beirut, che ha coinvolto 18 cani, ha mostrato che gli animali sono riusciti a individuare ben 158 casi positivi su un totale di 1.680 persone. “I nostri amici a quattro zampe – commenta Riad Sarkis, chirurgo e ricercatore presso l’Università Saint Joseph di Beirut – hanno identificato correttamente i risultati negativi con un’accuratezza del 100 per cento e rintracciato correttamente il 92 per cento dei casi positivi. Affidarsi all’accurato olfatto canino potrebbe rappresentare una strategia di approccio accurata, fattibile, economica e riproducibile”.

Tanto che anche in Italia si pensa ora di affidarsi al fiuto di Fido per individuare i positivi a Covid-19.