Diabete, una ricerca italiana svela i fattori di rischio per i reni

Allo studio alcuni biomarcatori in veste di possibili “predittori” di comparsa di insufficienza renale nei pazienti diabetici. Le analisi e la storia del paziente analizzati attraverso il "metabolite risk score"

Paziente sottoposto a dialisi

Paziente sottoposto a dialisi

Salute 24 settembre 2020
Che il diabete, specie se non controllato, diventi una minaccia nel tempo per i reni è ormai provato. Basti pensare che, su scala mondiale, la malattia del metabolismo rappresenta la prima causa di insufficienza renale nel mondo ed è responsabile del 25-40 per cento dei casi di dialisi. Una ricerca italiana, presentata al Congresso dell’Associazione Europea per gli Studi sul Diabete (EASD) apre la strada a cure “personalizzate” per le persone con diabete, cercando di capire come riconoscere chi è più a rischio di sviluppare problemi ai reni e quindi mettere in atto le cure specifiche per prevenire questa situazione. 

Stando agli studi, in quasi quattro casi su dieci che soffre di diabete di tipo2, quello che compare negli adulti ed è legato a sovrappeso e scarsa attività fisica, presenta una riduzione progressiva del filtrato glomerulare (GFR), parametro della funzione renale.

"Di recente sono stati proposti alcuni biomarcatori in veste di possibili “predittori” di comparsa di insufficienza renale (basso GFR) nei pazienti diabetici", spiega Maria Giovanna Scarale, Laboratorio di Diabetologia ed Endocrinologia dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. 

La ricerca è stata condotta su 861 pazienti diabetici arruolati nel Gargano Mortality Study 2 (GMS2) e del Gargano Mortality Study 1 (GMS1), due studi coordinati dal Vincenzo Trischitta con il contributo di Salvatore De Cosmo. In questi soggetti sono stati misurati 188 metaboliti del sangue. I metaboliti validati sono stati utilizzati insieme per creare un punteggio di rischio (metabolite risk score o MetScore) che è stato usato come strumento per migliorare la predizione di ridotto GFR di un modello clinico costituito da variabili facilmente reperibili (età, sesso, BMI, emoglobina glicata e albumina/creatinina).

“I risultati dello studio – spiega la dottoressa Scarale – dimostrano che il MetScore migliora la capacità del modello clinico di predire la riduzione del GFR, cioè il deterioramento della funzionalità renale". Questo significa che si può individuare una  medicina di precisione, ottimizzando così gli interventi e investendo sui malati più a rischio.