Alzheimer, possibile relazione tra accumulo di ferro e declino cognitivo

La ricerca in Austria ha riguardato in particolare la neocorteccia del cervello. Usata una risonanza magnetica a 3 Tesla che ha evidenziato nei malati accumuli di ferro in varie aree cerebrali

Ferro e memoria non vanno più d'accordo

Ferro e memoria non vanno più d'accordo

Salute 24 agosto 2020
L’espressione “una memoria di ferro” probabilmente andrà corretta. Perché ferro e memoria non sembrano andare d’accordo. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Radiology l’accumulo di ferro nella neocorteccia cerebrale è infatti responsabile del declino cognitivo e della perdita di memoria delle persone affette dalla malattia di Alzheimer.  L’associazione tra l’Alzheimer e gli elevati livelli di ferro nel cervello era già stata individuata da studi precedenti. I depositi di ferro sono infatti correlati alla presenza della proteina beta amiloide che, aggregandosi, forma le caratteristiche placche che mandano in tilt le funzioni cerebrali.

La novità dello studio consiste nell’aver individuato per la prima volta anomali livelli di ferro nello strato esterno del cervello coinvolto nel linguaggio, nel pensiero cosciente e in altre importante funzioni. Questa area del cervello, la neocorteccia, sfugge normalmente alle indagini con la risonanza magnetica perché la sua particolare anatomia distorce i segnali dello strumento diagnostico. L’unica soluzione sarebbe quella di utilizzare apparecchi ad altissima risoluzione che però richiedono tempi lunghi per le scansioni.  I ricercatori hanno trovato un efficace compromesso utilizzando una risonanza magnetica a 3 Tesla in grado di riprodurre dettagli anatomici con elevata precisione in tempi accettabili.

L’apparecchio è stato usato per mettere a confronto i livelli di ferro nel cervello di 100 persone con Alzheimer con quelli di 100 persone sane. Dei 100 partecipanti con Alzheimer, 56 sono stati sottoposti a successivi test neurpsicologici ed esami con risonanza magnetica in media dopo 17 mesi dalle prime indagini.

La tecnica utilizzata ha permesso ai ricercatori di quantificare i livelli di ferro in varie aree cervello. «Abbiamo trovato segnali di un maggiore accumulo di ferro nella materia grigia profonda e nella neocorteccia totale, e a livello dei lobi temporali e occipitali, nei pazienti con malattia di Alzheimer rispetto agli individui sani della stessa età», ha detto Reinhold Schmidt, professore di neurologia e direttore de Dipartimento di Neurologia della Medical University di Graz in Austria, a capo dello studio.
Il maggiore accumulo di ferro era associato a un maggiore declino cognitivo indipendentemente dalla quantità di volume cerebrale perso.