Crisanti: "In Italia i casi crescono per focolai da rientro, vanno tracciati i viaggiatori"

Il responsabile del Laboratorio di microbiologia e virologia dell'Azienda ospedaliera di Padova: "Ma ora in Italia stiamo facendo bene. Eventuali lockdown saranno solo localizzati"

Andrea Crisanti

Andrea Crisanti

Salute 7 agosto 2020

Se si dovesse dividere il campo degli esperti tra ottimisti e problematici, il professore dell'università di Padova sta sicuramente tra i secondi. 

A differenza di Zangrillo e altri lui si è sempre opposto a chi voleva un allentamento delle misure restrittive.

"Certo i casi aumenteranno ancora, ma non rischieremo un nuovo lockdown". E' la previsione di Andrea Crisanti, responsabile del Laboratorio di microbiologia e virologia dell'Azienda ospedaliera di Padova.

"Il quadro di questi giorni fa parte della dinamica epidemiologica di questo momento - spiega - Penso che quelli di ieri siano numeri che rientrano nella dimensione dell'epidemia a livello mondiale. In più, in Italia non siamo mai arrivati a zero contagi per cui non dobbiamo essere troppo sorpresi da questi numeri".

Per il virologo, "a una analisi più approfondita, poi, emerge che questi nuovi contagi sono casi importati da altri paesi, focolai da rientro che sono una minaccia vera e propria. E per i quali vanno presi dei provvedimenti". Di che tipo? "Per esempio sul modello di quello che stanno facendo in Germania e che io ho consigliato molto tempo fa. Di ogni viaggiatore si ricostruisce l'itinerario, lo si sottopone a tampone e poi lo si mette in isolamento. E un lavoro enorme, molto faticoso, ma necessario. Credo che anche noi arriveremo a elaborare un piano del genere per chi arriva da fuori dell'Italia". 

"Quella italiana è una situazione sotto controllo, tutti i focolai presenti sul nostro territorio - afferma Crisanti - vengono oggi gestiti in modo corretto, puntando al contenimento e facendoli estinguere nell'arco di pochi giorni. Certo è che mi aspetto un ulteriore aumento dei casi e quando questi focolai dovessero aumentare nei numeri e nelle dimensioni tanto da sopraffare il sistema, allora sì, dovremo pensare a lockdown localizzati, zone rosse ristrette per tenere sotto con-trollo la situazione. Non dimentichiamo però che l'Italia, in una situazione in cui non erano presenti farmaci e soprattutto senza vaccini, è stata la prima nazione a scoprire quale fosse il modo giusto di testare i contatti, per cui mi sento di dire che stiamo facendo le cose giuste. Soprattutto ora - rivendica - che il 'Modello Veneto' viene finalmente applicato su scala nazionale".