Covid-19, cambiare spesso l'aria per evitare la diffusione al chiuso

Un ampio studio internazionale realizzato anche dal Cnr detta le linee guida contro Sars-CoV-2 negli spazi indoor come uffici, ospedali, ambulatori. Poche regole ma da mettere in pratica

Le famose goccioline dello starnuto

Le famose goccioline dello starnuto

globalist 2 dicembre 2020
Uno studio pubblicato sull'International Journal of Environmental Research and Public Health da Cnr-Isac, in collaborazione con il tedesco Leibniz Institute for Tropospheric Research, il CSIR-National Physical Laboratory indiano e il 2B Technologies- Boulder (USA), suggerisce le opportune strategie di prevenzione e mitigazione del rischio di trasmissione aerea del virus in spazi chiusi.

Sars-Cov-2, come è noto, non si trasmette solo per contatto diretto, ma può diffondersi attraverso l'aria tramite "droplets", le goccioline di saliva nebulizzata. "Sebbene il virus, di per sè, abbia dimensioni dell'ordine di un centinaio di nanometri (il diametro di un capello è di 50.000-180.000 nanometri), è verificato che una persona infetta, attraverso la respirazione, la vocalizzazione, la tosse, gli starnuti, può emettere un aerosol contenente potenzialmente il SARS-CoV-2", spiega Francesca Costabile, ricercatrice dell'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac).

L aricerca è focalizzata in particolare negli spazi indoor. E quindi a ospedali, studi medici, locali pubblici e altri ambienti simili". La ricercatrice Cnr-Isac sostiene che: robusti risultati di laboratorio dimostrano come la trasmissione del virus, in ambienti privi di radiazione solare, sia favorita da condizioni secche e fredde. Su tale base - all'interno di ambienti chiusi con luce solare diretta fredda, secca e con ventilazione insufficiente - raccomandiamo innanzitutto: di mantenere un'adeguata umidificazione dell'aria interna (nel range 40-60%), soprattutto laddove ci si trovi in condizioni di temperature sotto i 20° C, l'utilizzo di purificatori d'aria, di un'adeguata ventilazione meccanica anche nei periodi invernali e la misura della concentrazione del biossido di carbonio (CO2) in aria, da mantenere sotto le 1000 ppm.

Sconsigliamo, infine, l'utilizzo di nebulizzatori in alcune procedure mediche e di tipologie di disinfettanti per le pulizie come quelli al perossido di idrogeno, ovvero acqua ossigenata. In assenza di queste precauzioni il rischio potrebbe permanere pur indossando la mascherina chirurgica".