Non rinviate le cure antitumorali: bastano 4 settimane di ritardo per rischiare la vita

Uno studio pubblicato sul British Medical Journal ha calcolato che ritardare di un mese l’intervento chirurgico, la chemioterapia o la radioterapia può aumentare dal 6 al 13 per cento il rischio di morir

Malato oncologico

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Salute 9 novembre 2020
Uno studio pubblicato sul British Medical Journal ha calcolato che ritardare di un mese l’intervento chirurgico, la chemioterapia o la radioterapia può aumentare dal 6 al 13 per cento il rischio di morire di tumore. La ricerca realizzata dal team della Queen’s University di Kingston, in Canada, analizza i risultati di alcuni studi condotti tra gennaio 2020 e aprile 2020 che riportavano informazioni sui trattamenti rimandati per sette tipi di cancro (vescica, seno, colon, retto, polmoni, collo dell’utero, testa-collo). I trattamenti comprendevano interventi chirurgici, chemioterapia e radioterapia. I ricercatori hanno calcolato l’impatto di un ritardo di quattro settimane sulla sopravvivenza complessiva (overall survival, il periodo di tempo tra la diagnosi e il decesso) per ogni tipo di tumore. I dati sono allarmanti: rimandare di quattro settimane i trattamenti può aumentare di circa il 10 per cento il rischio di morte prematura. Tuttavia alcuni posticipi sono più rischiosi di altri. Per esempio nel caso di tumore della testa-collo rimandare la radioterapia aumenta del 9 per cento il rischio di mortalità, mentre rinviare un intervento chirurgico l’aumenta del 6-8 per cento. Nel caso di tumore al seno, per esempio, un rinvio di 8 settimane dell’intervento chirurgico aumenterebbe il rischio di morte del 17 per cento e se l’attesa arrivasse a 12 settimane il rischio aumenterebbe del 26 per cento.
I dati provengono da ricerche osservazionali che non sono in grado di stabilire un legame di causa ed effetto. È possibile che i pazienti che hanno subito ritardi nel trattamento fossero comunque destinati a vivere meno per altre ragioni. Tuttavia, per la grande quantità di dati analizzata, i ricercatori sono convinti i risultati della loro ricerca siano affidabili.