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Valvola mitrale, operato in endoscopia con tecnologia 3D il primo paziente italiano

L'intervento record è stato eseguito al Policlinico San Donato dal team di quella di Marco Diena: Due fori e una piccola incisione, invece di un torace aperto con un divaricatore

Valvola mitrale, operato in endoscopia con tecnologia 3D il primo paziente italiano

Salute

16 Settembre 2020 - 16.25


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Ha 53 anni, è italiano ed è il primo paziente ad essere operato al cuore, per una plastica della valvola mitrale, in endoscopia con tecnologia 3D di ultima generazione. L’intervento record è stato eseguito al Policlinico San Donato. Il paziente è entrato in sala operatoria la settimana scorsa nell’Irccs milanese. Oggi sta bene. Dopo qualche ora di cure intensive è stato subito trasferito in reparto, dove ha potuto muovere i primi passi in corsia il giorno dopo l’operazione.

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Come scrive l’Adn Kronos che ha rilanciato la notizia. “L’intervento è hi-tech ma ‘l’autore’ non è un robot in camice. E’ un cardiochirurgo assistito da strumenti di ultima generazione: la più avanzata tecnologia su questo fronte è l’endoscopia tridimensionale ad alta definizione. Uno strumento dotato di una doppia fila di lenti stereoscopiche che capta due differenti segnali ottici, ciascuno per ogni ‘occhio’, i quali vengono convertiti in segnali elettrici e inviati a un monitor, proprio come farebbe il sistema occhio-cervello nella realtà. Con gli occhiali di polarizzazione 3D il chirurgo visualizza sullo schermo un’immagine magnificata, ricca di dettagli e colori reali, e percepisce il senso della profondità. Quasi come fosse un robot. L’équipe che si è cimentata con la sfida è quella di Marco Diena, responsabile della Cardiochirurgia mininvasiva ed endoscopica del San Donato. Due fori e una piccola incisione, invece di un torace aperto con un divaricatore. Questo è servito ai camici verdi per raggiungere la valvola mitrale all’interno del cuore e completare l’intervento”.

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“Ridurre l’impatto della chirurgia sull’organismo (incisioni minime, minime perdite di sangue, ridotti tempi operatori) – ha detto Diena  – significa migliorare la prognosi e il decorso post-operatorio dei nostri pazienti. Se il robot chirurgico è in grado di riprodurre i movimenti delle mani del chirurgo seduto a una consolle, un chirurgo esperto con la nuova tecnologia 3D è più veloce e può sommare la sua stessa unica abilità manuale a un campo operatorio reso perfettamente visibile tutto a beneficio del paziente. Ci avviamo sempre di più verso interventi meno invasivi grazie alla tecnologia, ma” anche in questi “resta incomparabile il grande valore dell’esperienza e del training del chirurgo”.

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