Aids, quel 'mostro' dimenticato ora infetta i più giovani

Nella giornata mondiale per la lotta all'Hiv, arrivano i dati dell'Istituto Superiore di Sanità: troppe diagnosi tardive, trasmissione del virus soprattutto per via sessuale a causa di scarsa protezione

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1 Dicembre 2020 - 15.38


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Oggi, primo dicembre, si celebra in tutto il mondo la giornata per contrastare l?Aids. Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità nel 2019 le nuove diagnosi di infezione sono diminuite ma cresce il numero dei contagi tra i giovani e si arriva in ritardo al test. Questa la fotografia dell’ISS in occasione della Giornata Mondiale contro l’AIDS, il primo dicembre.

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Nel 2019 le nuove diagnosi a HIV sono state 2531 con un’incidenza di 4,2 nuove diagnosi ogni 100.000 abitanti. Il tasso maggiore si riscontra in Lombardia ( incidenza del 4,9 per centomila) e nel Lazio ( 5,5). Il primato però spetta alla Valle d’Aosta con 6,4 casi ogni 100.000 abitanti.

Il numero più frequente di nuove diagnosi si registra nella fascia d’età 25-29 anni, l’età mediana invece è 39 anni per le femmine e 40 anni per i maschi. È più coinvolta la popolazione maschile ( l’80% delle nuove diagnosi).

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Rispetto agli anni precedenti, inoltre, cambia la modalità di trasmissione: nel 2019, per la prima volta, la quota di nuove diagnosi HIV riferibili a maschi che fanno sesso con maschi (MSM) ha raggiunto quella attribuibile a rapporti eterosessuali (42%), che invece è stata da sempre la modalità più frequente.

Il 60% delle persone diagnosticate con infezione da HIV nel 2019 erano già in fase avanzata di malattia e ignoravano di essere HIV positive già da molto tempo.
Diminuiscono le nuove diagnosi nella popolazione straniera: lo scorso anno è stato poco più del 25%. In questa comunità, la fascia più coinvolta è quella eterosessuale

Come abbiamo detto in Italia, circa il 40-60% delle persone sieropositive viene diagnosticata in una fase avanzata dell’infezione da HIV e la proporzione di queste diagnosi tardive non sembra diminuire sostanzialmente dal 2010. Questo potrebbe essere dovuto a una bassa percezione del rischio di contrarre l’infezione da HIV nella popolazione generale.

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La bassa percezione del rischio può essere conseguente a diversi fattori come l’idea, ad esempio, che l’HIV non sia più un problema di salute, grazie all’elevata efficacia dei trattamenti antiretrovirali, così come anche alla paura e/o allo stigma legati a un’eventuale diagnosi positiva.

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