Lo studio delle acque reflue come indicatore di focolai di Covid-19

Gli esperti del Gruppo Lifeanalytics hanno condotto indagini su tutto il territorio italiano al fine di tracciare il materiale genetico del coronavirus. Con risultati sorprendenti

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25 Novembre 2020 - 18.16


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Le analisi delle acque, dell’aria e delle superfici degli ambienti lavorativi e ospedalieri possono, fornire una panoramica completa sulla diffusione del coronavirus.

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Gli esperti del Gruppo Lifeanalytics, azienda specializzata da oltre 40 anni nei servizi di analisi chimica, microbiologica e biologica, hanno condotto indagini su tutto il territorio italiano al fine di tracciare il materiale genetico del coronavirus su superfici, acqua e aria, con l’obiettivo di fornire ad aziende e Comuni un ulteriore strumento per contenere la diffusione del virus.

Il primo monitoraggio è stato effettuato, da aprile ad oggi, all’interno di oltre 180 aziende e strutture sanitarie per verificare la buona riuscita delle attività di disinfezione, garantendo ambienti lavorativi covid-free. Secondo l’indagine, la presenza dell’RNA del coronavirus, in media, è stata rilevata sul 5% delle superfici anche dopo la normale attività di disinfezione. Nonostante la trasmissione del Covid-19 da contatto con superfici contaminate sia meno frequente, questa percentuale identifica comunque un rischio per i lavoratori e per il personale ospedaliero. Un fattore di rischio contagio sicuramente più alto è rappresentato dall’utilizzo di dispositivi di protezione individuale non adatti al contenimento del virus. Un recente studio pubblicato su Lancet dimostra come le tracce del coronavirus possano resistere anche fino a 7 giorni sull’esterno della mascherina.

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Da sole le analisi ambientali non sono sufficienti per fornire un quadro completo dell’andamento della pandemia: fondamentali restano il monitoraggio delle acque reflue e della qualità dell’aria. Secondo le recenti attività svolte da Lifeanalytics in circa 100 città, la presenza dell’RNA del virus è stata riscontrata nel 48% dei casi nelle acque reflue.
Studi internazionali dimostrano come il monitoraggio delle acque reflue consenta di prevedere, anche con qualche giorno di anticipo, la presenza di un focolaio. Le analisi ambientali e delle acque potrebbero quindi essere un reale strumento in più per prevedere e rallentare la diffusione del Covid-19.

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