Covid-19, che cos'è lo "scenario 4" e cosa rischiamo veramente in Italia

Si tratta della fase più grave prevista nel documento redatto dall'Istituto Superiore di Sanità. Si verifica quando l'indice di trasmissibilità Rt supera l'1,5% e il sistema sanitario entra in crisi

Reparto anti Covid

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Salute 30 ottobre 2020
Sono giorni che stiamo sentendo parlare di "scenario 4" in merito all'ondata di contagi da Covid-19. Insieme all'infezione cresce anche l'indice di trasmissibilità Rt. Questi due elementi combinati, purtroppo, proiettano presumibilmente l'Italia verso lo scenario 4, l'ultimo ed il più grave previsto nel documento 'Prevenzione e risposta a COVID-19' redatto dall'Istituto superiore di sanità (Iss). Tale scenario è caratterizzato da una "situazione di trasmissibilità non controllata con criticità nella tenuta del sistema sanitario nel breve periodo" e prevede, in caso di persistenza, "misure molto aggressive".

E' infatti molto probabile, secondo quanto scrive l'agenzia di stampa Ansa, "che il valore di Rt abbia superato l'1,5 registrato nel monitoraggio del ministero della Salute e Iss della scorsa settimana e riferito al periodo 12-18 ottobre. Ciò per effetto del forte aumento dei casi". Proprio Rt sopra 1,5 è uno degli elementi che delinea lo scenario più grave dell'epidemia. Attualmente, sulla base dei 4 scenari descritti nel documento Iss, l'Italia si colloca nello scenario 3, con una situazione caratterizzata da "trasmissibilità sostenuta e diffusa" del virus con "rischi di tenuta del sistema sanitario nel medio periodo" e valori di Rt regionali prevalentemente e significativamente compresi tra 1,25 e 1,5 .

L'analisi dell'andamento della curva epidemica indica, come l'Italia sia ormai molto vicina alla fase 4. In questo caso, si legge, "i valori di Rt regionali sono prevalentemente e significativamente maggiori di 1,5" ed uno scenario di questo tipo "potrebbe portare rapidamente a una numerosità di casi elevata e chiari segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali, senza la possibilità di tracciare l'origine dei nuovi casi". Inoltre, "la crescita del numero di casi potrebbe comportare un sovraccarico dei servizi assistenziali entro 1-1,5 mesi, a meno che l'epidemia non si diffonda prevalentemente tra le classi di età più giovani, come osservato nel periodo luglio-agosto 2020, e si riuscisse a proteggere le categorie più fragili (es. gli anziani)".

A questo proposito, il documento rimarca però che "appare piuttosto improbabile riuscire a proteggere le categorie più fragili in presenza di un'epidemia caratterizzata da questi valori di trasmissibilità". In uno scenario nazionale di questo tipo, rilevano ancora gli esperti nel rapporto, "è presumibile che molte Regioni/PA siano classificate a rischio alto e, vista la velocità di diffusione e l'interconnessione tra le varie Regioni/PA, è improbabile che vi siano situazioni di rischio inferiore al moderato". Ed ancora: "Se la situazione di rischio alto dovesse persistere per un periodo di più di tre settimane, si rendono molto probabilmente necessarie - avverte l'iss - misure di contenimento molto aggressive".

Lo scenario 4, come come gli altri 3, prevede inoltre una classificazione in tre passaggi del rischio settimanale nelle Regioni/PA: rischio moderato (per almeno 4 settimane consecutive ad una valutazione del rischio più elevata); rischio alto/molto alto (per meno di 3 settimane consecutive) e rischio alto/molto alto (per 3 o più settimane consecutive e situazione non gestibile). Quest'ultimo livello è caratterizzato da "trasmissione comunitaria diffusa, cluster non più distinti tra loro, nuovi casi non correlati a catene di trasmissione note, pressione sostenuta per i Dipartimenti di Prevenzione", e tra le azioni indicate figura il " considerare la possibilità di restrizioni estese Regionali/provinciali"