Dotta (Università di Siena): "Covid e diabete vanno a braccetto"

L'intervento al Festival della Salute 2020 del professore ordinario del Dipartimento di scienze mediche, chirurgiche e neuroscienza e direttore Diabetologia del policlinico delle Scotte di Siena

Francesco Dotta del Dipartimento di scienze mediche, chirurgiche e neuroscienza

Francesco Dotta del Dipartimento di scienze mediche, chirurgiche e neuroscienza

globalist 15 novembre 2020

Francesco Dotta, pro rettore dell'Università di Siena, professore del Dipartimento di scienze mediche, chirurgiche e neuroscienza e direttore Uoc Diabetologia del policlinico delle Scotte di Siena, è intervenuto al Festival della Salute 2020 parlando di sindemia e diabete.

Secondo una ricerca, i diabetici che contraggono il virus sono generalmente soggetti a complicanze gravi durante la degenza; i non diabetici che contraggono il Covid-19 risultano spesso iperglicemici.

"Abbiamo constatato che le cellule che producono insulina sono ricche del vettore del virus - ha spiegato Dotta - lo stato infiammatorio che è caratteristico del Covid-19 rende suscettibili le cellule produttrici dell'insulina a infiammarsi a propria volta. Tutto questo si aggiunge al fatto che le protezioni contro il virus ostacolano i pazienti cronici a beneficiare di visite specialistiche. Abbiamo già verificato dopo il primo isolamento che pazienti in ritardo diagnostico avevano ulteriori problemi. Questa conseguenza negativa ce la trascineremo ancora avanti per molto tempo".

I dati mondiali sul diabete sono raccapriccianti, un cittadino su dieci ne è affetto.

''Credo - ha aggiunto Dotta - che i dati ufficiali siano addirittura sottostimati. Per esempio non tengono conto del fatto che ogni tre pazienti in cura per il diabete, ce n'è uno che non sa di averlo. Aspetto questo che si impenna nei Paesi in via di Sviluppo dove per ogni paziente affetto ce n'è uno che non lo sa".

Ormai più di una voce parla del diabete come di un'epidemia urbana. "Lo è - conferma il pro rettore dell'Ateneo senese - Abbiamo condotto molti studi e le maggiori città del mondo hanno costituito un 'Institute' che ha il compito di raffrontare i dati. Roma è stata la prima città in Italia. Abbiamo visto che non risulta per niente esatta la tesi che il diabete risulti una malattia che si accompagna all'età. Con un'indagine svolta a livello di municipi, abbiamo rilevato che Prati, Parioli e in genere Roma Centro hanno un tasso di diabetici decisamente inferiore a quello di municipi popolati da cittadini in media più giovani ma che sono caratterizzati da un minor accesso alle cure, alla scuola e con minor reddito. Ne consegue che la situazione per quanto drammatica ci è chiara nelle sue soluzioni: maggior accesso alle cure e interventi sulla diseguaglianza sociale risulterebbero determinanti. E anche opportuni per un risparmio economico pubblico se si considera che dei miliardi spesi ogni anno per la cura del diabete, il 75% di essi non è indirizzato all'iperglicemia, ma alle conseguenze che crea".