Covid-19, quella impossibilità di alcuni malati di distinguere il dolce dall'amaro

Il naso è uno dei punti di ingresso del virus: i ricercatori americani hanno individuato livelli estremamente elevati di un enzima (ACE-2) nella zona proprio responsabile dell'olfatto

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21 Agosto 2020 - 17.09


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La perdita dell’olfatto che può accompagnare il coronavirus è unica e diversa da quella vissuta da chi ha sperimenato un brutto raffreddore o influenza. Lo affermano i ricercatori europei che hanno studiato le esperienze dei pazienti. Quando i pazienti con Covid-19 hanno una perdita dell’olfatto, questa tende ad essere improvvisa e grave. E di solito non hanno il naso chiuso o che cola: la maggior parte delle persone con coronavirus può ancora respirare liberamente.

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Un’altra cosa che li contraddistingue è la “vera” perdita di gusto. Non è che il loro gusto sia in qualche modo alterato perché il loro senso dell’olfatto è fuori uso, affermano i ricercatori della rivista Rhinology. I pazienti con coronavirus con perdita del gusto non sono davvero più in grado di distinguere tra amaro o dolce.
Il Professor Carl Philpott dell’Università dell’East Anglia, ha effettuato test dell’olfatto e del gusto su 30 volontari: 10 con Covid-19, 10 con brutto raffreddore e 10 persone sane senza sintomi di raffreddore o influenza.

La perdita dell’olfatto era molto più spiccata in chi aveva contratto Covid-19. Questi prano meno in grado di identificare gli odori e non erano in grado di distinguere affatto tra amaro e dolce, pepato o salato, aspro e zuccherato. Sia olfatto che gusto però tornano a funzionare normalmente, nel giro di alcune settimane, quando il malato guarisce.
Il professor Andrew Lane, esperto otorinolaringoiatra, presso la Johns Hopkins University negli Stati Uniti, sta studiando con il suo team campioni di tessuto prelevati dalla parte posteriore del naso per capire come il coronavirus può causare la perdita dell’olfatto. I risultati sono stati pubblicati su European Respiratory Journal .

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I ricercatori hanno identificato livelli estremamente elevati di un enzima che era presente solo nell’area del naso responsabile dell’olfatto. Si ritiene che questo enzima, chiamato ACE-2 (enzima di conversione dell’angiotensina II), sia il “punto di ingresso” che consente al coronavirus di entrare nelle cellule del corpo e causare un’infezione. 
“Ora stiamo facendo più esperimenti in laboratorio per vedere se il virus sta effettivamente utilizzando queste cellule per accedere e infettare il corpo. In questo caso, potremmo essere in grado di affrontare l’infezione con terapie antivirali somministrate direttamente attraverso il naso”, ha concluso Lane.

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