Una app per prevedere la mortalità negli ospedali Covid-19

Lo studio nato da una collaborazione fra Papa Giovanni XXIII di Bergamo, Policlinico San Matteo di Pavia, Policlinico universitario Gemelli e università di Palermo, è stato pubblicato su 'Plos One'

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16 Gennaio 2021 - 11.56


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Speriamo sia di aiuto: l’hanno messa a punto medici e ricercatori italiani e hanno scelto di condividerla con i colleghi di tutto il mondo. E’ una web app che permette di prevedere la mortalità in ospedale per Covid-19. Si basa su una semplice regola di previsione clinica convalidata, che permette di valutare tempestivamente una serie di fattori, costruire una sorta di punteggio e identificare il rischio di ciascun paziente, migliorando il triage e la gestione dei malati.

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Lo studio nato da una collaborazione fra Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo, Irccs Policlinico San Matteo di Pavia, Policlinico universitario A. Gemelli di Roma e università di Palermo, è stato pubblicato su ‘Plos One’ e nasce da un’osservazione: nella lotta a Covid mancano strumenti convalidati per la previsione di questo aspetto della mortalità intraospedaliera individuale. I medici italiani allora si sono messi al lavoro per svilupparne uno. Hanno arruolato 2.191 pazienti ricoverati con Covid-19 in 3 unità italiane dedicate (1.810 pazienti dalle unità di Bergamo e Pavia; 381 dall’unità di Roma) e sono riusciti a identificare profili migliori, peggiori, intermedi. L’età media dei pazienti era di 67 anni e il 45% dei pazienti aveva 70 anni o più.

Sette variabili, spiegano gli autori nel lavoro scientifico, erano fattori di rischio indipendenti per la mortalità ospedaliera: l’età, il sesso maschile, la durata dei sintomi prima del ricovero ospedaliero inferiore a 10 giorni, presenza di patologie pregresse come diabete, malattia coronarica, malattia epatica cronica, e un particolare parametro cioè livelli di lattato deidrogenasi al ricovero. Il fatto che una durata più breve dei sintomi prima del ricovero ospedaliero sia stata indipendentemente associata a una mortalità ospedaliera più elevata “è una scoperta nuova e si potrebbe sostenere che i pazienti con la malattia più grave sono stati ricoverati subito dopo l’insorgenza dei sintomi, mentre quelli che sono stati ricoverati dopo una più lunga durata dei sintomi erano quelli con malattia più lieve”, chiariscono gli autori. 

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 Al momento del ricovero in ospedale, la febbre era presente nell’85% dei pazienti, la dispnea nel 56% e la tosse nel 44% dei pazienti. Alla fine del follow-up, 540 pazienti erano morti (24,6%), 302 (13,7%) erano stati trasferiti in terapia intensiva, 1.358 pazienti (62,0%) erano stati dimessi e 258 erano ancora ricoverati in ospedale.

Nel profilo migliore, la mortalità in ospedale a 7 e 21 giorni è stata rispettivamente del 5% e dell’8%; nel profilo intermedio del 18% e del 28%; nel profilo peggiore del 52% e del 70%.

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