Parte la sperimentazione di un farmaco che protegge dal Covid per 6-12 mesi

La professoressa Catherine Houlihan, virologa presso l'University College London Hospitals NHS Trust (UCLH), sta conducendo lo studio battezzato Storm Chaser. Non si tratta di un vaccino

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25 Dicembre 2020 - 17.50


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Non un vaccino ma un farmaco: un farmaco per evitare che un soggetto sia contagiato dal coronavirus e sviluppi la malattia. E’ l’obiettivo di una sperimentazione avviata in Gran Bretagna, come riferisce il Guardian. 

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La terapia con anticorpi potrebbe garantire un’immunità di 6-12 mesi contro la malattia e potrebbe essere somministrata come trattamento di emergenza a pazienti ricoverati in ospedale e a ospiti delle case di cura. In questo modo si eviterebbe la nascita di focolai con il coinvolgimento di soggetti fragili. Il farmaco potrebbe essere somministrato anche a persone che vivono in famiglie nelle quali qualcuno ha contratto il virus.

La professoressa Catherine Houlihan, virologa presso l’University College London Hospitals NHS Trust (UCLH), sta conducendo lo studio battezzato Storm Chaser. “Se riuscissimo a dimostrare che questo trattamento funziona e può evitare che le persone sono esposte al virus arrivino a sviluppare” la malattia legata al “Covid-19, si aggiungerebbe un ulteriore elemento all’arsenale di armi che viene sviluppato per combattere questo terribile virus”.

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Il farmaco, si legge nell’edizione online del quotidiano, è stato sviluppato dall’UCLH e AstraZeneca, la società farmaceutica che, insieme all’Università di Oxford, ha anche creato uno dei vaccini che saranno utilizzati contro il coronavirus.

L’obiettivo dello studio è dimostrare che il cocktail di anticorpi protegga dal Covid-19 per un periodo compreso tra sei e 12 mesi. I soggetti coinvolti nel trial ricevono due dosi, una dopo l’altra. Se dovesse essere approvato, si legge, il trattamento verrebbe offerto a qualcuno che è stato esposto a Covid negli otto giorni precedenti. Il farmaco potrebbe essere disponibile a partire da marzo o aprile se dovesse arrivare l’ok dell’ente regolatore regolatore nazionale. Lo studio coinvolge l’ULCH, diversi altri ospedali britannici e una rete di 100 siti in tutto il mondo.

“Ad oggi abbiamo somministrato” il farmaco “a 10 soggetti partecipanti – personale, studenti e altre persone – che sono stati esposti al virus a casa, in un ambiente sanitario o in aule studentesche”, ha detto Houlihan.

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