Parkinson, si fa luce sul misterioso legame tra intestino e cervello

L'ultima ricerca della Johns Hopkins University riprende le indagini del neuroanatomista Heiko Braak che aveva individuato il ruolo chiave di batteri intestinali nell'accumulo delle proteine «deformi»

La malattia di Parkinson

La malattia di Parkinson

globalist 1 dicembre 2020
Il morbo di Parkinson nasce nell’intestino e, da lì, arriva al cervello? Sì, potrebbe, e la via di trasmissione, che collega pancia e testa, è il nervo vago. È quanto afferma una ricerca condotta su un modello animale da un gruppo di ricercatori guidati da Ted Dawson, professore di neurologia alla Johns Hopkins University, e pubblicata sulla rivista Neuron. Un'ipotesi che, se confermata, «potrebbe condurre a sviluppare terapie preventive per evitare che la malattia arrivi al cervello», osserva Dawson. Alcuni batteri intestinali sembrano infatti giocare un ruolo chiave nell'accumulo di quelle proteine «deformi» che innescano la morte dei neuroni dopaminergici e la conseguente comparsa dei disordini motori.
Lo studio appena pubblicato ha le sue radici nelle ricerche del neuroanatomista Heiko Braak che nel 2003 aveva dimostrato come le persone con Parkinson presentino degli accumuli della proteina alfa-sinucleina incorrettamente ripiegata (misfolded) in alcune zone del sistema nervoso deputate al controllo dell’intestino. La comparsa di queste proteine danneggia-neuroni coincide con il riscontro di alcuni sintomi precoci del Parkinson, quali la stipsi. Braak aveva ipotizzato che la malattia di Parkinson progrediva ‘risalendo’, come lungo una scala, lungo i nervi che collegano l’intestino al cervello.

Da allora si sono andate accumulando sempre più evidenze dell’esistenza di una connessione intestino-cervello, alla base di questa malattia. Alcune ricerche hanno dimostrato che le proteine alfa-sinucleina mal ripiegate fossero in grado di risalire verso la base del cervello, attraverso il nervo vago.