Ricordi: "Dalle staminali del cordone ombelicale speranze per una cura del Covid"

Anche 4 centri italiani coordinati dall'UniMoRe, l'università degli Studi di Modena e Reggio Emilia hanno iniziato a usare questo approccio.

Cellule staminali

Cellule staminali

globalist 27 novembre 2020
Camillo Ricordi, direttore dell'Istituto di ricerche sul diabete e del Centro trapianti cellulari alla Miami University, in un'intervista a Rds ha spiegato come dalle cellule staminali mesenchimali estratte dal cordone ombelicale arriva la promessa di una terapia efficace nei malati gravi di Covid-19. Anche 4 centri italiani coordinati dall'UniMoRe, l'università degli Studi di Modena e Reggio Emilia hanno iniziato a usare questo approccio. 
"Il vantaggio di queste cellule - ha spiegato Ricordi - è che sono una popolazione di staminali molto giovani, che si possono estrarre e far proliferare ottenendo materiale sufficiente a trattare più di 10mila pazienti. Una risorsa incredibile", che prima dell'emergenza pandemica da Sars-CoV2 "stavamo già usando nel diabete di tipo 1 e nell'Alzheimer, in sperimentazioni approvate dalla Fda", l'agenzia regolatoria americana.
Queste 'cellule bambine', ha ricordato l'esperto, "hanno un'azione antinfiammatoria e immunomodulante, combattono la tempesta di citochine" che si verifica nelle reazioni iperinfiammatorie e iperimmuni, "e promuovono la riparazione e la rigenerazione dei tessuti. Inoltre hanno un'azione antivirale e antibatterica, per cui quando è esploso il Covid abbiamo contattato subito i nostri collaboratori in Cina perché ci sembrava che potessero rappresentare una perfetta 'smart bomb' per i polmoni".
Non solo "hanno tutte le azioni che vorresti avere" per contrastare gli effetti più gravi dell'infezione da nuovo coronavirus, ma "quando le inietti endovena in un paziente loro vanno naturalmente nei polmoni: più del 90% delle cellule staminali mesenchimali infuse in vena vengono intrappolate" nei primi organi bersaglio di Covid-19. 
"I nostri collaboratori in Cina ci hanno confermato di avere dati iniziali molto promettenti, secondo cui stavano guarendo tutti i pazienti trattati", ha riferito Ricordi. A questo punto "abbiamo chiesto alla Fda di permetterci di sperimentare un trattamento con cellule staminali mesenchimali anche nel Covid grave con distress respiratorio acuto da polmonite, e l'ente regolatorio ha richiesto un trial randomizzato con gruppo di controllo": a un gruppo sono state somministrate le staminali, a un altro è stata data una soluzione placebo senza le cellule.
"Il risultato è stato sbalorditivo: siamo riusciti a salvare il 100% dei pazienti trattati di età inferiore a 85 anni - ha riportato lo scienziato - e più del 90% dei pazienti trattati di ogni età, con il più anziano che aveva 86 anni". Al contrario, "nel gruppo di controllo più del 50% dei pazienti che hanno ricevuto la soluzione senza staminali unita alla terapia standard sono deceduti".
"È un risultato importante", ha assicurato Ricordi. "Adesso stiamo lanciando dei trial multicentrici con diversi altri centri in Nord America, e siamo in contatto con numerosi centri italiani e internazionali per portare avanti questa possibile terapia per i casi più gravi. In Italia i centri che stanno per iniziare la sperimentazione sono 4, coordinati dal centro di UniMoRe".