Effetti collaterali da vaccino Pfizer: li raccontano i volontari

Come una sbornia, un po' di febbre e dolori: così spiegano gli effetti collaterali i volontari che si sono sottoposti al test ma che non hanno certezza di aver ricevuto o l'antidoto o il placebo

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15 Novembre 2020 - 16.01


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“Dolori, fatica, mal di testa da sbornia” così alcuni volontari che si sono sottoposti al vaccino anti-covid prodotto dalla casa farmaceutica statunitense Pfizer in collaborazione con l’azienda tedesca BionTech, hanno descritto i sintomi post antidoto. Sia chiaro che lo studio clinico del vaccino Pfizer (come per gli altri antidoti) è in doppio cieco, cioè i partecipanti ai test non hanno idea se gli è stato iniettata una sostanza placebo o il vero vaccino, ma alcuni dei volontari che hanno partecipano alla sperimentazione riferiscono di aver sofferto di effetti collaterali dopo l’inoculazione e credono di aver ricevuto la dose effettiva dell’antidoto.

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Tra di loro Glenn Deshields, 44enne di Austin, Texas, che ha detto di aver fatto un test degli anticorpi tramite il suo medico e che è risultato positivo. L’uomo ha descritto gli effetti collaterali paragonandoli a una sbornia ma si è detto anche felicissimo dell’annuncio di Pfizer e BionTech sull’efficacia del vaccino.

Sintomi più comuni invece per un’altra volontaria Carrie, 45enne del Missouri che ha ricevuto la sua prima vaccinazione a settembre e la seconda il mese scorso. Ha detto di aver sofferto di mal di testa, febbre e dolori in tutto il corpo dopo la prima dose e degli stessi sintomi ma più pesanti dopo la seconda. Anche lei, però, si è detta felice di aver potuto contribuire a questi test che poterebbero ora rivelarsi fondamentali per lottare contro la pandemia da coronavirus. Lo stesso animo che ha pervaso anche altri volontari a cui però probabilmente è stato somministrato placebo visto che poco dopo si sono ammalati di Covid.

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Pfizer dal suo canto ha confermato che BNT162, questo il nome del vaccino in sperimentazione, non ha fatto registrare effetti avversi gravi nei partecipanti, circa 43.000 persone a cui è stato somministrato. Nel precedente studio sono stati rilevati soltanto febbre e dolore nel sito dell’iniezione, effetti collaterali comuni per qualunque vaccino, anche quello che ogni anno si fa contro l’influenza.

La momentanea sbornia dopo il vaccino non è certo paragonabile a quella fatica che assilla il 50% dei guariti e che non se ne va per mesi. Le conseguenze a lungo termine della Covid-19 non sono ancora perfettamente comprese dagli scienziati, trattandosi di una nuova patologia, tuttavia col passare del tempo vengono individuati sempre più segni e sintomi legati al contagio. Gli scienziati hanno individuato una vera e propria condizione chiamata “sindrome del Covid lungo” o Long Covid, come dimostrato da uno studio guidato da scienziati del King’s College di Londra, caratterizzata da strascichi che si protraggono per mesi dopo la guarigione. Tra le manifestazioni della Long Covid vi è un affaticamento persistente, che può essere equiparato a una sindrome da fatica cronica post-virale o alla fatigue di chi è in cura per un tumore. Un nuovo studio ha rilevato questo sintomo nel 50 per cento dei pazienti coinvolti a diverse settimane dal superamento dell’infezione.

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