Complottismo da pandemia? Colpisce le persone che non gestiscono l'ansia

Uno studio realizzato in America mostra la correlazione tra atteggiamenti complottisti e poco controllo di sé stessi in situazioni di alto livello di stress, come nel caso della pandemia da Covid-19

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9 Novembre 2020 - 19.26


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Valerie Earnshaw, professoressa del Dipartimento di sviluppo umano e scienze familiari dell’Università del Delaware che ha realizzato uno studio, pubblicato sulla rivista Stigma and Health, che mette in relazione l’attitudine al complottismo in situazioni di gravi di crisi, come la pandemia. Chi adotta certi atteggiamenti mostra livelli molto alti di ansia uniti a incertezza, paura, incapacità di mantenere il proprio controllo personale. “Sono contesti potenti in cui gli individui possono rivolgersi a teorie del complotto nel tentativo di ripristinare sentimenti di sicurezza e controllo” spiega.
Gli esempi di questo ribellismo possono essere abbastanza banali: il rifiuto di indossare una mascherina e di mantenere l’allontanamento sociale, o addirittura di mettersi in quarantena in caso di infezione, sono oggettivamente un problema per la comunità. Tali atteggiamenti sono spesso motivati da informazioni false o vere proprie teorie del complotto che molto popolari sui social media (e non solo).
“Sappiamo dagli studi sulla malattia mentale e sull’HIV che lo stigma impedirà alle persone di fare i test”, spiega ancora la Earnshaw. “Gli stereotipi sono il modo in cui lo stigma entra nelle nostre teste e plasma le nostre opinioni. Gli stereotipi aiutano le persone a sentirsi al sicuro. Gli stereotipi aiutano le persone a credere che coloro che coloro che contraggono il COVID, o HIV, siano diversi da loro o stanno facendo la cosa sbagliata. Gli stereotipi a volte possono dare alle persone una falsa coperta di sicurezza”.

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