Il curioso caso dell'acqua ossigenata anti-Covid (che non è neppure una ricerca)

Rimbalza sui media una notizia spacciata come uno studio. In realtà si tratta di una lettera di un pool napoletano che invita a studiare le proprietà antisettiche del perossido di idrogeno in pandemia

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3 Ottobre 2020 - 11.24


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Soprattutto sulla stampa campana (ma poi per effetto a cascata anche su altri organi di stampa che apprezzano il sensazionalismo) sta rimbalzando da giorni una notizia che riguarda l’uso dell’acqua ossigenata come misura anti-Covid. Non si tratta di una ricerca, ma di una lettera che lo scorso aprile un pool di medici napoletani, per inciso tutti ottimi professionisti, ha inviato all’editore di “Infection Control & Hospital Epidemiology” della Cambridge University”, una rivista scientifica di nicchia, suggerendo altre ricerche sull’uso del perossido d’idrogeno in Pandemia. Il titolo della lettera non lascia dubbi, in effetti: “Può l’acqua ossigenata ridurre l’ospedalizzazione e le complicanze da infenzione di Sars-Cov-2?”. Il punto di domanda è legittimo e dimostra tutta la cautela dei medici che hanno scritto la missiva e che nel dettaglio spiegano che da un precedente studio sul coronavirus sarebbe emerso che questo “staziona” sul muco che ricopre le cellule epiteliali per poi progredire fino a esse e replicarsi.
È proprio in questa fase che il virus – spiegano – è più debole e può essere aggredito prima che raggiunga la mucosa tracheale. In questo senso l’uso del perossido di ossigeno per disinfettare il cavo orale subito dopo la comparsa dei primi sintomi potrebbe ridurre il numero delle ospedalizzazioni. Non solo. L’uso dell’acqua ossigenata “mediante regolari sciacqui della mucosa orale (concentrazione al 3 per cento) almeno tre volte al giorno, e allo 1,5 per cento mediante nebulizzazione delle cavità nasali, e infine l’utilizzo dello iodopovidone allo 0,6 per cento istillato come collirio 2 volte al giorno, possono risultare particolarmente efficaci nella prevenzione dell’infezione generata da quello che è noto come Coronavirus”.

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La lettera è firmata da Antonio Del Prete, docente di Oftalmologia dell’Università Federico II di Napoli, Arturo Armone direttore sanitario dell’Aias di Afragola e responsabile dell’Uo di Diagnostica Orl e Citologia nasale, Antonio Ivan Lazzarino, ricercatore dell’ “Agency of clinical research and medical statistics” di Londra, Lucia Grumetto, docente del dipartimento di Farmacia della Federico II e dal medico Roberto Capaldi.

L’uso dell’acqua ossigenata in forma di sciacqui e gargarismi contro piccole ferite del cavo orale e in caso di mal di gola, è noto da tempo. Può essere adoperata su indicazione del dentista o del medico per pulire le ferite nel cavo orale; grazie alla capacità di sviluppare schiuma è infatti un ottimo detergente e disinfettante. In commercio esistono soluzioni pronte all’uso che evitano qualsiasi tipo di errore di diluizione; in linea di massima bastano circa 10 ml di prodotto (mezzo tappo della soluzione da 300 ml) da tenere in bocca e da sputare dopo un minuto. Mai ingoiarla, insomma.

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