Lunghi voli in areo: quali precauzioni prendere per evitare Covid-19

Due studi realizzati prima dell'esplosione della pandemia danno conto di contagi verificati a bordo. Oggi tra sanificazioni e mascherine il problema è ridotto, ma se possibile è meglio spezzettare il volo

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24 Settembre 2020 - 15.14


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Siamo rimasti tappati a casa per quasi sei mesi. Ma ora che ci è permesso nuovamente spostarci ci domandiamo quanto i mezzi di trasporto siano sicuri. L’aereo, ad esempio.E’ una domanda che anche gli scienziati si sono posti spesso a causa della prossimità dei passeggeri, del fatto che a volte la permanenza a bordo è lunga e che la cabina è un ambiente chiuso seppure con un ampio ricambio dell’aria (rinnovata ogni tre minuti per legge). Oggi due nuovi studi descrivono due episodi di contagio a bordo mostrano che il rischio di infettarsi, qualora ci siano uno o più passeggeri positivi, c’è ed è legato in gran parte alla distanza e alla durata del viaggio.

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Quali precauzioni prendere allora? Due epidemiologhe statunitensi in un articolo su The Conversation suggeriscono di spezzettare il viaggio in più voli, anche se più scomodo proprio per ridurre il tempo di permanenza a bordo. C’è da dire che però sia nel primo, che nel secondo studio ancora poco si sapeva di Covid-19, non c’erano sanificazioni adatte sugli aerei, né uso di guanti, né mascherine, né controllo della temperatura e neppure il lavaggio ripetuto delle mani con disinfettanti prima, durante e dopo il viaggio. Forse nuove ricerche andrebbero realizzate in virtù delle nuove precauzioni che stiamo attuando.

Come riporta Wire: “Il primo studio, condotto dall’Istituto nazionale di igiene ed epidemiologia di Hanoi, in Vietnam, e pubblicato sulla rivista Emerging Infectious Diseases, analizza il caso di un focolaio di Covid-19 su un volo di lunga percorrenza, della durata di 10 ore, in cui la presenza di un passeggero sintomatico, in una fase iniziale dell’epidemia (a marzo 2020) in Vietnam ha causato la trasmissione del virus in 16 persone. Una manager vietnamita, residente a Londra da febbraio 2020, è probabilmente il “caso 1” da cui è partito il contagio. Dalla ricostruzione dei suoi spostamenti, alla fine di febbraio la donna aveva viaggiato con la sorella in Italia in due riprese e in Francia, per poi imbarcarsi, il 1° marzo 2020, sul volo per Hanoi. La donna ha iniziato a manifestare sintomi, quali mal di gola e tosse, il 29 febbraio (un giorno prima di partire). Durante il volo i sintomi sono peggiorati, con febbre e affaticamento”.
Anche il secondo studio, sempre su Emerging Infectious Diseases, descrive un caso di contagio nella prima fase dell’epidemia, un volo del 9 marzo in cui due coniugi positivi al coronavirus hanno viaggiato in business class da Boston a Hong Kong, manifestando sintomi all’arrivo a destinazione. La coppia avrebbe contagiato altre due persone, un 25enne membro del personale, considerato come contatto stretto, che aveva servito loro il pasto durante il volo, e un’assistente di volo 51enne, anche lei identificata come contatto stretto”.

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