Che cos'è la galanina e perché migliora il benessere mentale di chi fa sport

Al centro della ricerca pubblicata sul Journal of Neuroscienze il ruolo della galanina, un neuropeptide che aumenta grazie all'esercizio fisico e che allevia lo stress anche quando si ripresenta un trauma

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20 Settembre 2020 - 12.25


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E’ noto che l’attività fisica può alleviare lo stress, ma ora sembrerebbe capace di qualcosa in più: gli sportivi che hanno subito un trauma sono più protetti da stress successivi rispetto alle persone sedentarie. Con l’esercizio fisico si sviluppa cioè una resistenza allo stress che permette di non restare perennemente vittime del terrore post trauma. È quanto dimostra l’ultima ricerca a sostegno dell’esercizio come terapia anti-stress pubblicata sul Journal of Neuroscience. I ricercatori hanno voluto testare sui topi il ruolo nella resilienza allo stress del neuropeptide galanina. La galanina, i cui livelli aumentano con l’esercizio fisico, è una piccola proteina coinvolta nel benessere mentale, quando scarseggia aumenta il rischio di ansia, depressione e cattiva gestione dello stress.

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Sono stati utilizzati topi che posizionati in gabbie differenti, alcune dotate di una ruota su cui correre altre completamente spoglie. Dopo tre settimane, sono stati misurati i livelli di galanina in tutti gli animali ed è emerso che gli “sportivi” avevano quantità del peptide nel cervello di gran lunga superiori ai “sedentari”. In una fase successiva dell’esperimento, gli animali di entrambi i gruppi sono stati sottoposti a leggere scosse elettriche alle zampe, non dolorose ma capaci di suscitare spavento. Il giorno successivo i topi sono stati collocati in altre gabbie costituite da ambienti di vario tipo, alcuni luminosi, altri in penombra, altri oscuri. Ebbene, gli animali che avevano passato le giornate sulla ruota si comportavano in modo normale esplorando il territorio senza timore, passando dalla luce all’ombra e viceversa. Gli animali che invece non avevano potuto allenarsi erano molto più timorosi e preferivano rimanere fermi nella penombra piuttosto che esporsi a eventuali pericoli curiosando in giro. È evidente che i topi sedentari non avevano superato l’evento traumatico della scossa elettrica come i loro simili sportivi. Non avevano cioè sviluppato la resilienza.

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